05/12/2007
PRO e CONTRO della "TECNOLOGIA"
Questo mio argomento lo scrivo avendo preso ispirazione da ciò che ha citato Elisa Salvalaggio in un tema del suo blog, intitolato: "Il piacere dello scrivere"
..Come è ormai evidente, la "Tecnologia" ha investito il nostro "vivere", condizionando gli stili di vita e le abitudini delle persone, ma soprattutto gli schemi cognitivi (il modo di pensare, di riflettere, di ragionare), e anche il modo di comportarsi di ogni singolo cittadino. Essa caratterizza le più grandi innovazioni di carattere elettrico ed elettronico che ci siano mai state e che ancora continuano ad esserci e ad influenzarci sempre di più..Certo, l'avvento della tecnologia ha potuto accellerare la comunicazione grazie alla nascita dei pc, del web, della radio, della televisione ecc..e questo trovo sia una cosa eccezionale, fantastica, perchè in questo modo una lettera, o una relazione, o una tesi, o un'intestazione, o determinati appunti delle lezioni..è possibile trascriverli in maniera molto più veloce e rapida attraverso l'uso del pc ad esempio, diventando così sempre più esperti di questo mezzo innovativo, potendo di volta in volta fare sempre più pratica e diventare così degli esperti del sistema (..dato che al giorno d'oggi ormai, la tecnologia è diventata una cosa fondamentale, e il pc è sempre più utilizzato..). Ma poi mi chiedo: l'avvento della tecnologia è del tutto positivo? o genera da un lato anche alcune perplessità? Io sono dell'idea che, per quanto l'avvento tecnologico possa accellerare ed agevolare maggiormente la comunicazione, spesso ai miei occhi la tecnologia risulta, in un certo senso, "fredda" e distaccata, in quanto, battere le lettere al computer o attraverso l'uso del cellulare spesso può portare a delle incomprensioni tra colui che scrive e invia il messaggio e colui che lo riceve, e quindi si rischia di non capirsi, di fraintendersi...una lettera invece scritta a mano è molto più diretta e comprensibile, priva di certe incomprensioni e fraintendimenti che invece potrebbero sorgere se essa venisse scritta attravero la tastiera di un pc..Anche il fatto di non poter vedere di persona il soggetto al quale si sta scrivendo un messaggio può destare perplessità, perchè non avendolo di fronte quando gli si trasmette il messaggio, talvolta non possiamo sapere come potrebbe reagire alle nostre parole, da me considerate da una parte "fredde" ed elettroniche...lo scrivere a mano trovo sia qualcosa di più toccante e significativo che una lettera, per così dire, "artificiale", scritta mediante l'utilizzo di una qualsiasi tastiera elettronica..con lo scrivere a mano, le parole di una lettera arrivano più direttamente al cuore delle persone che le leggono, vengono comprese meglio, e quindi si ha più probabilità di essere capiti..
22:50 Scritto da: silvia.g86 in Formazione Aziendale | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: tecnologia, comunicazione | OKNOtizie |
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02/12/2007
"RELAZIONI UMANE" in ambito organizzativo
"..meglio un lavoro individuale o un lavoro basato su gruppi di lavoro?.."
Relazionarsi con le persone è una cosa fondamentale, non soltanto nella vita comune di tutti i giorni, ma anche all'interno dell'organizzazione per la quale si lavora..Oggi il lavoro, è basato prevalentemente su "gruppi di lavoro" e le "Relazioni Umane" sono quegli elementi fondamentali per l'organizzazione aziendale, in grado di favorire la crescita delle prestazioni dei singoli individui e, di conseguenza, la crescita dell'azienda..L'organizzazione oggi, è infatti costituita da una rete di "rapporti" collaborativi, comunicativi e di supporto tra i diversi dipendenti, in grado di contribuire al raggiungimento di un clima di Benessere e di una certa Salute Organizzativa all'interno dell'Impresa economica per la quale si lavora.
Certo, un lavoro individuale, se compiuto bene con i metodi previsti dall'azienda, porta ad avere più soddisfazioni in quanto si lavora basandosi sulle proprie capacità e abilità in maniera indipendente, quindi questo può senz'altro contribuire ad accrescere l'autonomia e la bravura del lavoratore..Ma è anche vero che un lavoro basato su "gruppi di lavoro" può contribuire maggiormente alla crescita dell'organizzazione aziendale, in quanto le "Relazioni Umane" sono quei fattori che per primi favoriscono una migliore prestazione dei dipendenti in ambito lavorativo, perchè vi sono più forze unite che, relazionandosi tra di esse, contribuiscono allo stesso lavoro e favoriscono così una maggiore prestazione, nonchè una significativa crescita positiva per l'azienda.
22:45 Scritto da: silvia.g86 in Formazione Aziendale | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | Tag: relazioni | OKNOtizie |
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Formare all'ASCOLTO: Ascoltare ed Ascoltarsi
"..è importante sapere ascoltare, soprattutto riuscire ad ascoltare se stessi, ciò che abbiamo dentro..soltanto così potremo capire qual è la strada migliore e più giusta da intraprendere per noi stessi.."
Con questo mio argomento, vorrei ricollegarmi a ciò che ha citato Nicoletta Bernardi in un tema del suo blog, riguardo al fatto che .."ognuno di noi deve trovare da sè la strada per se stesso...e che solo cio che viene dettato dal cuore è ciò che è più giusto compiere"...
..Un buon Fomatore infatti, è una persona che, prima di tutto deve avere un'ottima capacità di ascolto oltre che di dialogo..è bene che un futuro formatore riesca man mano ad acquisire la capacità di ascolto, un ascolto rivolto non soltanto verso gli altri, un ascolto attivo quindi, ma soprattutto un ascolto verso se stesso, perchè solo così sarà in grado di dimostrarsi paziente e disponbile nei confronti delle persone che deve formare..E' bene sapere ascoltare se stessi per comprendersi a fondo e poter poi, di conseguenza, capire ed ascoltare gli altri.
L' ASCOLTO DI STESSI, oltre che l'ASCOLTO delle voci e dei rumori che provengono da fuori e non da se stessi, è una cosa fondamentale che meglio aiuta a crescere e a ragionare sul piano educativo e formativo..è un'arma vincente per un Formatore.
Ma non solo per un Formatore, anche per l'individuo in generale l'Ascolto di se stesso è fondamentale, perchè solo ascoltandosi si è in grado di capire fino in fondo cosa si vuole davvero e qual è la strada migliore, più giusta e corretta da intraprendere per noi stessi..certo vi sono infinite strade ma soltanto una è quella giusta, ed è quella dettata dal cuore, quella che ci comunica la nostra interiorità, le altre no..e un Formatore questo lo deve sapere molto bene...lo deve avere sempre ben presente..
18:40 Scritto da: silvia.g86 in Formazione Aziendale | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: ascolto, interiorità | OKNOtizie |
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01/12/2007
La Figura del FORMATORE in un'Istituzione Organizzativa
Futuri Formatori....Chi è secondo voi il Formatore? O meglio, chi siamo? Quali sono i nostri compiti/doveri principali, o per meglio dire, le nostre AZIONI fondamentali all'interno di un'organizzazione?
Un "Buon" FORMATORE innanzitutto risulta essere una di quelle risorse fondamentali in grado di contribuire alla promozione, al mantenimento e al miglioramento della qualità della vita e del benessere fisico, psicologico e sociale delle persone, dei dipendenti di un'organizzazione, al fine di dare un contributo nel raggiungimento della "Salute e del Benessere Organizzativo". Un Buon Formatore deve riuscire ad ambientare il soggetto all'istituzione, all'organizzazione nella quale è inserito e per la quale lavora, e deve inoltre possedere una serie di competenze importanti: sapere porre obiettivi specifici e chiari; possedere una buona proprietà di linguaggio ed esprimersi in modo semplice, chiaro, comprensibile e naturale; sapere riconoscere, e di conseguenza valorizzare, le competenze, le abilità, le capacità, le conoscenze delle persone che sta formando; sapere ascoltare attivamente; sapere instaurare un certo clima di benessere, confortevole, accogliente, salubre, capace così di di stimolare i soggetti alla partecipazione, a svolgere cioè con maggiore impegno e con maggiore interesse le proprie attività, nonchè il proprio lavoro.
Il Formatore dev'essere una persona che sappia lavorare con "metodo", egli dev'essere cioè, "un uomo di metodo". Ma cosa vuol dire quest'espressione? A cosa si riferisce? Ebbene, il Formatore dev'essere in grado di organizzare un corso di formazione/educazione utilizzando i metodi più giusti, più corretti, più utili, efficaci ed efficienti. Prima di iniziare il corso, egli deve sapere individuare innanzitutto quali metodi è bene attuare in un determinato corso di formazione, cioè quali tecniche, strumenti e tecnologie utilizzare. Il corso di formazione che attua un Formatore deve avere come obiettivo l'apprendimento soprattutto, ma anche l'attivazione, il coinvolgimento da parte dei diversi soggetti che sta formando, e il sostegno, perchè, oltre a formare, egli deve anche offrire affiancamento e consolidamento alle persone incoraggiandole a reagire, aiutandole a gestire le situazioni difficili come lo stress, l'ansia, la tensione, le emozioni negative (che molto spesso si presentano andando ad affliggere il soggetto, facendolo stare male con se stesso e impedendogli così di essere attivo nella prestazione). Il suo corso di Formazione deve produrre conoscenza! Egli non lavora mai da solo, è un soggetto in grado di lavorare in gruppo e di gestire il gruppo, l'aula, il team, la squadra, l'organizzazione di cui fa parte, motivando ed orientando i vari soggetti al raggiungimento di obiettivi.
Cari amici Formatori, da tutto questo si può perciò dedurre che, per arrivare al "raggiungimento" di un certo Benessere Organizzativo, è bene che un Buon Formatore instauri prima di tutto un ambiente relazionale, comunicativo, collaborativo e di supporto, al fine di tutelare gli individui che sta formando anche e soprattutto dal punto di vista psicologico, stimolandoli così maggiormente ad una buona prestazione in ambito lavorativo all'interno dell'organizzazione per la quale lavorano .
18:20 Scritto da: silvia.g86 in Formazione Aziendale | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: formatore, ruolo, doveri, azioni | OKNOtizie |
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Benessere Organizzativo vs Malessere (disagio) Organizzativo
Con questo mio argomento iniziale, mi collego a ciò che affronta Luca Finotti nel suo blog come primo tema, basandosi sul Benessere e la Qualità Aziendale...Traendo ispirazione da questo suo argomento, ho deciso quindi di sviluppare e di articolare ulteriormente alcune tematiche fondamentali su ciò che concerne la Salute e il Benessere all'interno di un'organizzazione.
Con il termine "Benessere Organizzativo" si intende l'insieme dei processi e delle pratiche organizzative che promuovono, mantengono e migliorano la qualità della vita e il grado di benessere fisico, psicologico e sociale delle comunità lavorative. L'Organizzazione dev'essere un luogo salubre, confortevole, accogliente per i lavoratori, un luogo cioè dove poter parlare liberamente, con franchezza, e dove potersi sentire coinvolti nel proprio lavoro. Essa deve: porre obiettivi specifici e chiari; riconoscere e valorizzare le competenze dei suoi dipendenti/lavoratori; stimolare un ambiente relazionale comunicativo e soprattutto collaborativo e di supporto. Il contesto e l'ambiente fisico in cui si lavora, se accoglienti e non duri e arbitrari, aiutano molto la prestazione.
Il Benessere Organizzativo, è favorito soprattutto da due elementi fondamentali: il clima e la cultura. Il clima organizzativo viene definito come un insieme di esperienze e reazioni emotive che accomuna i membri di un'organizzazione o di un gruppo di lavoro. Ciò che più lo caratterizza sono: cooperazione e comunicazione tra i diversi dipendenti; partecipazione; crescita..E' bene che in un'organizzazione, quale può essere ad esempio un'Impresa economica, sia presente un buon clima collaborativo e di supporto reciproco, non solo tra i dipendenti, ma anche tra loro e l'organizzazione stessa. Il concetto di cultura organizzativa invece, designa i "valori dominanti" che sono presenti all'interno di un'organizzazione, cioè le norme che vigono e che si sviluppano nei gruppi di lavoro e nell'interazione tra i membri, a cui i dipendenti/lavoratori si devono riferire ed attenere per essere così ben inseriti ed accettati dall'organizzazione stessa.
Per "Malessere (disagio) Organizzativo" invece, si intende qualsiasi dinamica - di natura personale, sociale o istituzionale - che impedisce il raggiungimento degli obiettivi organizzativi e/o che va a compromettere la salute psico-fisica dei collaboratori dell'organizzazione. Esso va perciò ad incidere negativamente sui soggetti lavoratori, ma anche e soprattutto sulla prestazione.
Gli elementi che maggiormente possono provocare un certo Disagio organizzativo sono i seguenti: stress/strain - mobbing - burnout. Lo stress/strain emerge quando non vi è equilibrio tra la domanda che proviene dall'ambiente e quelle che sono le capacità del lavoratore di far fronte a tale domanda, a tale stimolo. Esso deriva da situazioni stressate. Il mobbing invece, è una particolare forma di disagio caratterizzata dalla "frequenza" e dalla "costanza" nel tempo, il cui obiettivo consiste nell'indurre le persone ad allontanarsi dall'organizzazione. Esso è una sorta di comunicazione conflittuale sul posto di lavoro, tra colleghi o tra superiori e dipendenti, nella quale la persona attaccata viene posta in una situazione di debolezza e aggredita direttamente o indirettamente da una o più persone in modo sistematico, frequente e per un lungo periodo di tempo, con lo scopo e/o la conseguenza della sua estromissione dall'organizzazione. Il burnout (=bruciare) infine, è una forma di "strain" che deriva dall'elevato coinvolgimento tra "operatore" e "utente" che ha bisogno di aiuto. L'operatore viene associato ad una sorta di "candela" che col passare del tempo brucia. Ma cosa vuol dire? L'operatore cioè, col tempo inizia ad avere l'impressione e addirittura l'ossessione di non essere più d'aiuto per il suo utente, di non essere più in grado di portare a termine il suo lavoro. Il burnout porta perciò l'operatore ad uno stato di esaurimento fisico, emotivo e mentale dovuto da una continua esposizione a situazioni lavorative emotivamente "esigenti".
E' bene quindi favorire un certo "Benessere" all'interno dell'organizzazione nella quale e per la quale si lavora, puntando ad un clima collaborativo, comunicativo e di supporto, e al rispetto delle norme presenti nell'organizzazione, in modo così da favorire anche una buona prestazione in ambito lavorativo.
15:55 Scritto da: silvia.g86 in Formazione Aziendale | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: benessere, malessere, aziendale | OKNOtizie |
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